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È l’immagine che può regalare un attimo di tregua tra pensieri tristi per le barbarie in corso.

Non solo perché è Earthrise, la prima foto a colori della Terra scattata da un essere umano, la rappresentazione più iconica del nostro Pianeta che illumina l’alba dell’Universo spuntando dal terroso suolo lunare, ma soprattutto perché non smetterà mai di incantarci, e questa sua bellezza universale dovrebbe costringerci a cambiare.

Possiamo solo immaginare le straripanti emozioni degli astronauti statunitensi, i primi a vederla sorgere dalla Luna. Era il 24 dicembre del 1968. Quel giorno, Frank Borman, Jim Lovell e Bill Anders fecero al mondo il più bel regalo di Natale. Anders, che la osservava dal sedile di destra dall’oblò del modulo di comando dell’Apollo 8 in orbita intorno alla Luna, scattò la foto con la fotocamera Hasselblad con teleobiettivo da 250 mm. Riprendeva il nostro Pianeta come nessuno lo aveva mai visto. La trascrizione delle voci emozionate dei tre cosmonauti raccontano quegli attimi di infinito stupore:

- Anders: «Oddio, guarda quell’immagine laggiù! C’è la Terra che sorge. Wow, quant’è bella!»
- Borman: «Ehi, non riprenderla, non è nel programma»
- Anders: «Hai della pellicola a colori, Jim? Dammi un rullino a colori, veloce, ti dispiace?»
- Lovell: «Oh, gente, è magnifica
- Anders: «Sbrigati!»
- Lovell: «Bill, l’ho inquadrata, è molto nitida qui!»
- Lovell: «Presa?»
- Anders: «»
- Lovell: «Fanne tante, fanne tante! Qua, dalla a me!…Oh, che foto bellissima…»

Quando Anders impresse l’«Alba della Terra» sul rullino a colori, catalogata poi dalla Nasa come «AS8-14-2383HR», in Italia erano le 5 del pomeriggio del 24 dicembre 1968.

Ma dalle stesse emozioni era già stato sopraffatto, all’insaputa del mondo, il 12 aprile del 1961, il cosmonauta sovietico Jurij Alekseevič Gagarin, il primo umano in volo nello spazio ad ammirare il Pianeta dall’oblò del Vostok 1. Era la prima missione con equipaggio umano del programma sovietico di esplorazione spaziale, e comunicò al centro di controllo la verità cancellata come un top secret: “È blu. Da quassù è bellissima, senza frontiere né confini”.

Non è un caso, se ogni astronauta di ritorno da ogni missione spaziale ricorda a tutti noi di essere: “andato nello spazio per scoprire la Terra”. Ogni essere umano dovrebbe provare le stesse emozioni per evitare di distruggere anche le emozioni.

Verrebbe poi spontaneo chiedersi perché chiamare “Terra” e non “Pianeta Acqua” il solo corpo celeste che illumina l’Universo con un brillante blu che vira verso l’azzurro mare? Soprattutto oggi, sotto i colpi della prima crisi climatica che vede l’umanità sottoposta a problemi mai vissuti dalle generazioni precedenti, con l’acqua come prima vittima, ribattezzarla così, indicherebbe un bel balzo di consapevolezza verso la tutela dell’immenso valore della risorsa più vitale e del Pianeta che la contiene. Tanto più che l’acqua allo stato liquido ricopre i due terzi della nostra Biglia Blu. Sui complessivi 510.065.285 km² di superficie totale, incluse continenti e isole, le terre emerse occupano 148.939.063 km², esattamente il 29,2%, poco meno di un terzo. L’acqua di oceani e mari, laghi e fiumi, domina, ricoprendo oltre i due terzi per 361.126.222 km², il 70,8%, con circa 1.386.000.000 km2 di acqua. Una immensità liquida talmente vasta e preziosa che rende poco realistico il nome “Terra” che quasi cancella il privilegio di vivere sull’unico Waterworld dell’Universo conosciuto.

Ma nell'Earth Day di oggi, più che festeggiare la “Giornata Mondiale della Terra” - alla sua 56esima edizione dalla prima iniziativa promossa dall'attivista statunitense John McConnell -, Greenreport partecipa convintamente alla più grande manifestazione ambientale del Pianeta perché il nostro amato Pianeta blu è sotto tiro, bombardato, avvelenato, con paesaggi e popolazioni devastati da conflitti senza fine e immani distruzioni, con territori martoriati da colonizzatori senza scrupoli, con acque inquinate come non mai, con ecosistemi sotto gli effetti della crisi climatica accelerata anche dalle mancate scelte globali e locali di riduzione dei danni. La nostra Umanità è sottoposta a problemi mai vissuti dalle generazioni precedenti, e oggi bisognerebbe riflettere sui perché stiamo riducendo così l’unico Pianeta che abbiamo, e stiamo segando il ramo sul quale siamo seduti! 

Serve, mai come oggi uno scatto di consapevolezza nel buio provocato dai criminali di guerra e di scelte climalteranti che aumentano i rischi di ondate di calore persistenti, scarsità di risorse idrichefrequenza e intensità di inondazioni, innalzamento dei livelli del mare e altri pericoli, con un trend che corre ormai a più 3°C o forse 5°C a fine secolo. Serve la presa di coscienza dell’immenso valore della vita umana e del Pianeta.

Erasmo D'Angelis per Greenreport 


22 Aprile 2026