1 italiano su 5 compra solo se costa poco
L’indagine che Coop fa ogni anno sugli stili di vita e i consumi degli italiani è sempre interessante e spesso in questi anni ha anticipato quello che poi è successo. In quella appena presentata, oltre alla conferma che l’inflazione continua a frenare i consumi (-3%), si pone l’accento sulla qualità della spesa degli italiani che, appunto per contrastare gli effetti degli aumenti (21% per i generi alimentari), stanno cambiando le abitudini. Spese più frequenti e occhio ai prezzi. Più discount, più prodotti a marca del distributore e abbandono delle scelte dettate dalla tradizione alimentare. Tradotto, se frutta e verdura costano troppo non si comprano (-15%) e per il resto ci si affida alle promozioni senza soffermarsi troppo su origine e qualità del prodotto. Sembra proprio una “triste rinuncia all’identità alimentare italiana”. Siamo stati a Bra alla manifestazione che Slow Food organizza ogni due anni sui formaggi a latte crudo e lì il monito più importante è venuto ancora una volta da Carlin Petrini quando ha ricordato che l’incidenza della spesa per il cibo è diminuita del 15% mentre quella di altri beni di consumo è cresciuta del 20%. Come dire che se gli italiani sono più poveri non è colpa solo del cibo buono, che, come tale, va pagato il giusto prezzo, ma anche e soprattutto per il resto. A partire da sanità e trasporti che stanno davvero mettendo in ginocchio le famiglie.